Lettera dal futuro

24 aprile 2119: SprintCup ASCO dei Castelli nel patrimonio immateriale dell'UNESCO


24 aprile 2119: SprintCup ASCO dei Castelli nel patrimonio immateriale dell'UNESCO

I patrimoni orali e immateriali dell'umanità sono espressioni della cultura immateriale del mondo che l'UNESCO ha inserito in un apposito elenco, per sottolineare l'importanza che esse hanno secondo tale organizzazione. I capolavori immateriali (…) rappresentano antiche tradizioni che spesso non hanno una codificazione "scritta" ma sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni.
 
A pochi anni dalle celebrazioni per il centenario dalla prima SprintCup ASCO dei Castelli, UNESCO ha deciso di iscrivere questo bene immateriale nel suo patrimonio. Secondo le testimonianze dell’epoca, il 24 aprile del 2021 si tenne nelle terre di Monte Ceneri una corsa d’orientamento alquanto particolare. Non vi sono tracce tangibili di quell’evento; si dice che quella mattina un efficiente gruppo di orientasti navigati s’impossessò dei terreni di Splash&Spa, Soresina e Capiodogno e nel giro di pochi minuti allestì un centro gara informatizzato con tanto di punto medico, macchina del caffè, biscotti covid-free e musica, una partenza con orologi sub-atomici e un arrivo bucolico. Nel frattempo, un ispirato giovane tracciatore di nome Martino disegnava per le vie dei borghi percorsi degni del migliore architetto dell’orientamento, veri e propri rompicapo dall’esito tutt’altro che scontato per cui l’orientista vincente oltre a buoni muscoli nei polpacci necessitava di cospicue dosi di Omega3 cui attingere per la lettura delle mappe. Grazie alla collaborazione dal padre Nana e da un gremio di senatori dell’arte orientistica i percorsi di Martino vennero posati e testati da una manciata di Vorläufer (una prima per questo sport). Di lì a poco più di duecento giovani, ragazze e ragazzi fra i 10 e i 20 anni proveniente da tutta la Confederazione, presero il via in una gara che si racconta ricca di suggestione: punti vicino a vecchie macine ad acqua, chiese medievali, labirintici vicoli che facilmente traevano in inganno e scelte che ancora oggi suscitano dibattito.
 
Nulla andò storto. Il buon umore regnò, anche fra chi non ebbe buoni tempi di gara. Lo si poteva percepire dalla sana e quieta allegria che si respirava all’ombra delle cabine dell’ovovia del Tamaro. In ottemperanza delle normative di quello strano periodo, oggi ricordato come “della febbre covid”, tutti tornarono alla propria dimora appena finita la competizione in tempo per consultare i risultati online. C’è chi osa affermare che per l’ora dell’aperitivo ognuno era a casa, per di più libero dal virus che in quegli anni imperversava.
Tuttavia, alcuni credono che quanto qui si narra non sia mai realmente accaduto: difficilmente si può credere che in così poche ore un manipolo di donne e uomini sia potuto arrivare, correre e ripartire senza lasciare traccia. Altri però sono pronti a giurare di esserci stati; dicono di aver goduto dopo tanto tepore e distanziamento di una bellissima gara sprint, tracciata con arguzia e organizzata con semplicità. Chi vi scrive conobbe personalmente la persona che gli annali descrivono come il capogara dell’evento. Quando richiamai quell'episodio alla sua memoria si accese e con fermezza volle dirmi che quel giorno ebbe poco da fare, tanto fu efficiente il gruppo ASCO coinvolto nell’evento: piacevole e rilassante passare una giornata con amici così, mi disse.
 
Grazie pASCOliste e grazie pASCOlisti, patrimonio immateriale che dura nel tempo, indelebile in chiunque ne abbia potuto far parte per qualche avventura, come nelle belle ore trascorse oggi sotto il sole di Rivera
 
alla prossima,
 
Niccolò per tutto il team dei Castelli